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detto frate Giovanni in nel sopraddetto luogo di Molliano,
secondo che recitarono li frati che vi erano presenti, addivenne
una volta questo mirabile caso, che la prima notte dopo l'ottava
di santo Lorenzo e infra l'ottava dell'Assunzione della Donna,
avendo detto mattutino in chiesa con gli altri frati, e sopravvenendo
in lui l'unzione della divina grazia, e' se ne andò
nell'orto a contemplare la passione di Cristo e a disporsi
con tutta la sua devozione a celebrare la messa, la quale
gli toccava la mattina a cantare. Ed essendo in contemplazione
della parola della consacrazione del corpo di Cristo, cioè:
Hoc est corpus meum e considerando la infinita carità
di Cristo, per la quale egli ci volle non solamente comperare
col suo sangue prezioso, ma eziandio lasciarci per cibo delle
anime il suo corpo e sangue degnissimo; gli cominciò
a crescere in tanto fervore e in tanta soavità l'amore
del dolce Gesù, che già non potea più
sostenere l'anima sua tanta dolcezza, ma gridava forte e come
ebbro di spirito tra se medesimo non ristava di dire: Hoc
est corpus meum: però che dicendo queste parole, gli
parea vedere Cristo benedetto con la vergine Maria e con moltitudine
d'Agnoli. E in questo dire era alluminato dallo Spirito santo
di tutti i profondi e alti misteri di quello altissimo Sacramento.
E fatta che fu l'aurora egli entrò in chiesa con quel
fervore di spirito e con quella ansietà e con quello
dire, non credendo essere udito né veduto da persona,
ma in coro era alcuno frate in orazione il quale udiva e vedeva
tutto. E non potendo in quello fervore contenersi per l'abbondanza
della divina grazia, gridava ad alta voce; e tanto stette
in questo modo, che fu ora di dire messa; onde egli s'andò
a parare allo altare e cominciò la messa. E quanto
più procedeva oltre, tanto più gli cresceva
l'amore di Cristo e quello fervore della divozione, col quale
e' gli era dato un sentimento di Dio ineffabile, il quale
egli medesimo non sapea né potea poi esprimere con
la lingua. Di che temendo egli che quello fervore e sentimento
di Dio crescesse tanto che gli convenisse lasciare la messa,
fu in grande perplessità e non sapea che parte si prendere,
o di procedere oltre nella messa o di stare a aspettare. Ma
imperò che altra volta gli era addivenuto simile caso,
e 'l Signore avea sì temperato quello fervore che non
gli era convenuto lasciare la messa; confidandosi di potere
così fare questa volta, con grande timore si mise a
procedere oltre nella messa; e pervenendo insino al Prefazio
della Donna, gli cominciò tanto a crescere la divina
illuminazione e la graziosa soavità dello amore di
Dio, che vegnendo a Qui pridie quam, appena potea sostenere
tanta soavità e dolcezza. Finalmente giugnendo all'atto
della consecrazione, e detto la metà delle parole sopra
l'ostia, cioè Hoc est enim, per nessuno modo potea
procedere più oltre, ma pure repetia queste medesime
parole, cioè Hoc est enim; e la cagione perché
non potea procedere più oltre, si era che e' sentia
e vedea la presenza di Cristo con moltitudine di Agnoli, la
cui maestà non potea sofferire; e vedea che Cristo
non entrava nella ostia, né ovvero che l'ostia non
si transustanziava nel corpo di Cristo se egli non proferia
l'altra metà delle parole, cioè corpus meum.
Di che stando egli in questa ansietà e non procedendo
più oltre, il guardiano e gli altri frati ed eziandio
molti secolari ch'erano in chiesa ad udire la messa, s'appressarono
allo altare e stavano ispaventati a vedere e a considerare
gli atti di frate Giovanni; e molti di loro piagnevano per
divozione. Alla perfine, dopo grande spazio, cioè quando
piacque a Dio, frate Giovanni proferì Corpus meam ad
alta voce; e di subito la forma del pane isvanì, e
nell'ostia apparì Gesù Cristo benedetto incarnato
e glorificato, e dimostrogli la umiltà e carità
la quale il fece incarnare della vergine Maria e la quale
il fa venire ognindì nelle mani del sacerdote quando
consacra l'ostia. Per la qual cosa egli fu più elevato
in dolcezza di contemplazione. Onde levato ch'egli ebbe l'ostia
e il calice consacrato, egli fu ratto fuori di se medesimo;
ed essendo l'anima sospesa dalli sentimenti corporali, il
corpo suo cadde indietro, e se non che fu sostenuto dal guardiano,
il quale gli stava dietro, cadea supino in terra. Di che,
accorrendovi li frati e li secolari ch'erano in chiesa, uomini
e donne, ne fu portato in sagrestia come morto, imperò
che il corpo suo era raffreddato come corpo morto, e le dita
delle mani si erano rattrappate sì forte che non si
poteano appena distendere punto o muovere. In questo modo
giacque così tramortito ovvero ratto insino a terza;
ed era di state.
E però ch'io, il quale fui a questo presente, disiderava
molto di sapere quello che Iddio avea adoperato inverso lui,
immantanente che egli fu ritornato in sé, andai a lui
e priega 'lo per la carità di Dio ch'egli mi dovesse
dire ogni cosa. Onde egli, perché si fidava molto di
me, mi innarrò ogni cosa molto per ordine; e tra l'altre
cose egli mi disse che, considerando egli il corpo e 'l sangue
di Gesù Cristo anche innanzi, il suo cuore era liquido
come una cera molto istemperata, e la carne sua gli parea
che fosse sanza ossa per tale modo, che questi non potea levare
le braccia né le mani a fare il segno della croce sopra
l'ostia né sopra il calice. Anche sì mi disse
che, innanzi che si facesse prete, gli era stato rivelato
da Dio ch'egli dovea venire meno nella messa; ma, però
che già avea detto molte messe e non gli era quello
addivenuto, pensava che la rivelazione non fosse stata da
Dio. E nientedimeno cinque anni innanzi all'Assunzione della
Donna, nella quale il sopraddetto caso gli addivenne, anco
gli era da Dio istato rivelato che in quel caso gli avea a
divenire intorno alla detta festa dell'Assunzione, ma poi
non se ne ricordava della detta rivelazione.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.